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Tesi.TesiLaDissertazioner1.8 - 08 May 2012 - 18:07 - FabioVitalitopic end

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La dissertazione di tesi

La dissertazione rappresenta la parte conclusiva del lavoro di tesi. E' il testo con cui il candidato si presenta davanti alla commissione di laurea per difendere il proprio lavoro. E' anche l'unica cosa scritta che rimarrà agli atti a comprovare la conclusione del percorso di laurea di uno studente. In realtà la dissertazione la si chiama spesso (e anch'io la chiamo) "tesi", ma qui ci sono tante cose diverse che chiamiamo con questo nome che un po' di differenziazione ci vuole, ogni tanto.

Distinguiamo allora tra progetto di tesi, che è il lavoro svolto effettivamente (raccolta di materiale, bibliografia, realizzazione di codice, sperimentazioni, analisi dei risultati, ecc.), dissertazione di tesi, che è il testo che si andrà a scrivere e che costituisce il cuore di questa sezione, e tesi della dissertazione, che è un'affermazione fondamentale che tutta la dissertazione dovrà esprimere, spiegare e difendere nel corso dell'esposizione (capite perché uso dissertazione? Perché parlare di "tesi della tesi" diventerebbe un po' complesso da capire).

Le segreterie vogliono un testo di tesi già pronto e definitivo, rilegato e formattato, con criteri tipografici e di presentazione precisi. A questo si aggiunge che i docenti universitari, capricciosi e viziati come sono, si sono abituati ad uno stile chiaro, preciso e corretto (e possibilmente ad un buon italiano) che richiederà tempo per padroneggiare completamente. Inoltre, in particolare, i docenti della facoltà di Scienze, ancora più capricciosi e viziati, si sono abituati ad un certo rigore nella struttura e nelle argomentazioni, ed ad un inserimento comprensibile e condivisibile all'interno di una comunità di ricerca attraverso l'uso corretto e preciso dei riferimenti bilbiografici, che renderà il compito di scrivere la dissertazione ancora un po' più difficile.

Quindi il candidato in Informatica (o Scienze di Internet o Scienze dell'Informazione) si troverà ad un tempo a doversi preoccupar di scrivere bene, chiaro e preciso, di rafforzare ogni concetto con appositi riferimenti bilbiografici, di creare dunque un documento chiaro e piacevole, ben organizzato strutturalmente e argomentativamente, e di formattare e stampare un documento tipograficamente sofisticato e piacevole.

Parliamo allora in ordine di un po' tutti questi aspetti.

Organizzazione della dissertazione

Il tesista deve organizzare il proprio testo in maniera da rendere chiara la struttura dell’elaborato complessivo, le motivazioni per cui si è deciso di intraprendere questo lavoro, perché è stata inclusa questa o quella sezione del testo, e per quale motivo si è deciso di mettere le parti in un ordine piuttosto che un altro. Ogni passaggio di argomento deve essere introdotto e giustificato nell’insieme complessivo e con apposite forme di transizione da una parte all'altra.

Il concetto importante da capire a questo proposito è la plausibilità della successione delle parti. Questa plausibilità è importante sia a livello micro (nella sequenza delle singole frasi del testo) che a livello macro (nell'organizzazione delle sezioni e dei capitoli del testo complessivo).

A livello micro: le frasi

Il livello micro si occupa di come organizzare tra loro le singole frasi che costituiranno il testo. In questo caso la plausibilità della successione delle parti ci porta a dire che:

  • ogni frase che si aggiunge deve introdurre nuovi concetti o spiegare meglio concetti già introdotti,
  • i concetti vanno introdotti poco alla volta e sempre in un ordine appropriato,
  • tutte le spiegazioni relative ad un concetto vanno poste insieme,
  • non si può discutere delle conseguenze di un concetto prima di introdurlo,
  • non si possono spezzare le discussioni sugli effetti di un concetto in più parti scollegate tra loro.

Ad esempio, non ricopiate mai testi altrui! La tentazione è grande, lo so, ma si vede! Si vede benissimo! Perché é così facile individuare pezzi sospetti di ricopiatura? A parte le ovvie considerazioni relative allo stile (due persone non scriveranno mai nello stesso modo, e mai e poi mai scriveranno allo stesso modo un giornalista abituato a scrivere per riviste di divulgazione e un laureando in una materia scientifica). Ma stile a parte, ci sono altri aspetti da considerare nel ricopiare: tipicamente si copia da articoli di settore lunghi due-tre pagine. Certo, contengono esattamente quello che volete dire. Ma nelle due-tre pagine hanno reintrodotto da zero l'argomento, affrontato brevemente i problemi principali, e poi fornito un'opinione o una argomentazione in un senso o nell'altro. In tre pagine quando voi ne dovete riempire una ventina. Questo significa che l'argomentazione vera e propria sarà troppo ridotta rispetto alle vostre necessità, e intorno vi saranno frasi di contestualizzazione e spiegazione che probabilmente saranno molto simili in profondità e contenuto ad altre parti che avete già inserito in precedenza. In pratica, ripeterete certi concetti introduttivi due o tre volte, e fornirete una volta soltanto e in maniera fugace l'argomento vero e proprio, che è stato il motivo primario per cui avete voluto copiare quello specifico testo. E questo lo si vede.

Quindi, se trovate una qualche fonte esterna che dice delle cose che secondo voi sono importanti, non ricopiate il testo, ma riscrivete con il vostro stile i concetti che vengono enunciati in questo testo. Rileggete il testo in questione un paio di volte, capite il senso e l'organizzazione del ragionamento, poi mettete va il pezzo e riscrivete un testo nuovo. Non guardate mai il testo originale finché non avete finito. Anche se vi sembra che lo stile sia peggiore dell'originale, é il vostro stile.

A livello macro: la strutturazione del testo

Il livello macro si occupa di organizzare tra loro le parti dell'intero documento: capitoli, sotto-capitoli ed altro.

Ovviamente, è necessario organizzare la presentazione partendo da basi comuni, che tutti possano capire, e introdurre via via che servono i concetti nuovi, senza fare troppi balzi in avanti all'improvviso. Quindi si potrebbero ricordare i seguenti principi:

  • Fornire prima il problema, poi la soluzione
  • Fornire prima i concetti noti, poi spiegare a uno a uno i concetti nuovi
  • Spiegare prima cosa si intende fare e perché, e solo dopo spiegare nel dettaglio come si intende fare.
  • Ricordatevi il principio fondamentale delle trattazioni: i concetti vanno introdotti, poi spiegati in dettaglio, poi ricapitolati. Come dicono gli americani: "Tell them what you're going to say, then say it, then tell them what you just said". Sembra stupido, ma è fondamentale afinché le cose rimangano stampate nella testa del vostro lettore.

Claim, problema, contesto, soluzione, valutazione

Credo che il modo migliore per affrontare la struttura della tesi sia il seguente:
  1. Claim Scopo di questo progetto è realizzare un X
  2. Problema Esiste un problema (ad esempio, non c'è un modo per fare X)
  3. Ambito del problema Questo problema genera degli effetti negativi nel mondo
  4. Contesto scientifico Esistono soluzioni in letteratura (scientifica, commerciale, amatoriale, ecc.) ma hanno dei difetti
  5. Contesto tecnologico Io, tesista, ho trovato fonte di ispirazione da tecnologie, approcci, algoritmi ignorati dagli altri, anche apparentemente sconnessi con l'argomento della tesi
  6. Contributo Io, tesista, ho realizzato una soluzione che è fatta così e cosà, e si basa su queste fonti di ispirazione in maniera creativa/innovativa/inesplorata
  7. Valutazione Adesso analizzo qualitativamente o quantitativamente l'oggetto che ho creato, evidenziandone pregi e difetti
  8. Conclusioni e sviluppi futuri E mi ripropongo in un immediato futuro di migliorare alcuni dei difetti che ho riscontrato e di estenderlo ulteriormente.

Struttura della dissertazione

Ad esempio, io mi trovo abbastanza bene con una struttura di tesi come la seguente:

  1. Introduzione:
    • claim, problema, ambito del problema per esteso
    • Descrizione in breve di contesto scientifico e tecnologico (ridondante rispetto al cap. 2)
    • Descrizione in breve della soluzione (ridondante rispetto al cap. 3
    • Descrizione in breve della valutazione (ridondante rispetto al cap. 5)
    • Sviluppi futuri (ridondante rispetto alle conclusioni)
  2. Contesto scientifico e tecnologico
    • Approcci al problema precedenti a questo lavoro e limiti fondamentali della loro inadeguatezza
    • Nuovi strumenti, tecnologie, algoritmi, linguaggi, standard che mi portano a realizzare una soluzione migliore di quelle esistenti
    • citazioni citazioni citazioni
  3. Introduzione del contributo ad alto livello
    • Cosa fa il sistema
    • A cosa serve
    • In che maniera risolve i problemi lasciati aperti dalle soluzioni descritte precedentemente
    • Come lo si usa
    • schermate, esempi, casi d'uso.
  4. Introduzione del contributo a basso livello
    • Struttura concettuale e concreta dell'applicazione
    • Tecnologie principali utilizzate
    • Algoritmi (se interessanti)
    • Ogni altra informazione possa far comodo ad un programmatore che voglia modificare il codice e le funzionalità del sistema
  5. Valutazione
    • Efficienza: Valutazione quantitativa (se appropriata): struttura dei test: macchina, task, effetti a confronto: effetti su tempo e memoria
    • Efficacia: Valutazione qualitativa sull'incremento o miglioramento nelle funzionalità, usabilità, integrazione, flessibilità, manutenzione del sistema rispetto ai precedenti
  6. Conclusioni
    • Identificazione delle motivazioni di orgoglio e di modestia del sistema realizzato, e loro giustificazione. Identificazione dei punti di miglioramento sostanziale rispetto alle soluzioni altrui e giustificazione del motivo per cui vale la pena abbandonare loro e adottare questa
    • Sviluppi futuri: cosa rimane da fare: bug fix, feature mancanti, estensioni fondamentali, desideri e sogni (in ordine di importanza)
  7. Bibliografia
  8. Eventuali allegati

La lingua italiana

relativi, "quello che è, quelli che sono", i congiuntivi, Spaziatura e posizionamento della punteggiatura, la punteggiatura e soprattutto le virgole, lo spelling. Rileggere, far rileggere.

Appunti sparsi

  1. Introduzione: è l'ultima ad essere scritta, e contiene un'affermazione di principio (la tesi vera e propria), con una breve (una o due facciate) spiegazione del significato della tesi e delle sue applicazioni pratiche. Segue ad essa una analisi più lunga del senso fondamentale della tesi (3-4 pagine) e una analisi di come si andrà a dimostrare questa tesi. Questa analisi, che occupa 8-10 pagine, è né più né meno di un riassunto del resto della tesi, completamente ridondante rispetto a quello scritto nel resto della tesi. L'unica differenza è che è organizzato per problemi e non per capitoli. Cioè non "Nel capitolo 2 trattiamo di questo e quello", ma "Per dimostrare la tesi bisogna discutere di questo e quello. Discussione. Questo problema è trattato in modo più approfondito nel capitolo 2".
  2. Ambito scientifico e tecnologico: del problema, non della soluzione. Cioè non si racconta come funzionano le tecnologie utilizzate per lo sviluppo, ma la ricerca scientifica e tecnologica e la letteratura che affronta il medesimo problema. Si cerchi nel mondo commerciale e anche nell'open source. Si cerchi in letteratura scientifica. Motori di ricerca: http://scholar.google.com, ACM (http://www.acm.org -> Digital Library), su IEEE Computer (http://ieeexplore.ieee.org/Xplore/dynhome.jsp), su Springer Link (http://www.springerlink.com/ ), su CiteSeer? (http://citeseer.ist.psu.edu/), e DBLP (http://www.informatik.uni-trier.de/~ley/db/), LNCS (http://www.springeronline.com/sgw/cda/frontpage/0,0,5-164-0-0-0,0.html). Si noti che tutti i siti a pagamento sono accedibili gratuitamente da un qualunque computer dell'università (IP 130.136.*.* o 137.204.*.*)
  3. Il prototipo XY (dare sempre un nome al proprio programma): analisi delle esigenze, analisi delle applicazioni pratiche possibili, esempi, schermate. Mi raccomando: nessun dettaglio tecnico su come è fatto dietro. Esempi molti. Lettore tipo: un utente potenziale che deve decidere se usare o meno il tuo programma. Livello di architettura necessario: MOLTO AD ALTO LIVELLO.
  4. Architettura del prototipo XY: Descrizione dettagliata dell'architettura. Descrizione del nome e del ruolo di ciascun file importante del programma. Descrizione dell'organizzazione interna dei singoli file e identificazione del flusso principale di esecuzione. Lettore tipo: un povero laureando che ti seguirà nell'evolvere questa tesi.
  5. Conclusioni Ripresa dell'affermazione espressa nell'introduzione, e riassunto di come si è alla fine arrivati a dimostrarla. Identificazione delle aree ancora carenti o suscettibili di miglioramento e breve illustrazione di come potrebbero essere risolti (= sviluppi futuri)

Bibliografia

Deve essere fatta come specificato nel modello alpha LaTeX?? della bibliografia. Risorse: http://library.osu.edu/sites/guides/cbegd.html, con la seguente differenza: la voce bibliografica è preceduta da una sigla tra parentesi quadre che contiene due o tre lettere più due numeri, in cui le due o tre lettere sono o le iniziali del cognome dei primi due o tre autori, oppure le prime tre lettere del cognome dell'unico autore. I due numeri sono i due ultimi numeri dell'anno di pubblicazione. In caso di due riferimenti con esattamente le stesse lettere e numeri si pone una a o una b in fondo. Nel testo si usa questa sigla. L'anno ci va sempre, se la risorsa esiste solo in forma elettronica ci va solo l'URL, se esiste sia in forma elettronica sia cartacea, ci va la citazione della forma cartacea seguita dall'URL. Se la risorsa elettronica non è datata e non si riesce a stabilire una data (ad esempio la si può trovare nel copyright, se c'è) aggiungere in fondo la nota: "Ultima visita: 12 giugno 2005" o quel che è.

Esempio:

Bibliografia Nel testo
[JL92] Johnson DL, Lynch WE Jr. 1992. Panfish use of and angler success at evergreen tree, brush, and stake-bed structures. N Am J Fish Manage 12(1):222-9 [JL92]
[JL93a] Johnson DL, Lynch WE Jr. 1993. blah blah. N Am J Fish Manage 12(1):222-9 [JL93a]
[JL93b] Johnson DL, Lynch WE Jr. 1993. Uh Uh N Am J Fish Manage 12(1):222-9 [JL93b]

I riferimenti bibliografici

Sintassi:

  • Elementi di un tutto (articoli in riviste, libri o proceedings, pagine di sito, ecc.)
    [_sigla_] Autori " Titolo " Pubblicazione complessiva _Anno_ URL
  • Elementi indipendenti (libri, standard, siti interi)
    [_sigla_] Autori _Titolo in corsivo_ Dettagli Pubblicazione _Anno_ URL

cioè il titolo va tra virgolette e precede le informazioni sulla pubblicazione complessiva nel caso di eleemnti di un tutto, e va in corsivo nel caso di elementi indipendenti.

Elementi fondamentali

  • Anno: Ogni riferimento DEVE riportare sicuramente l'anno. In quei casi in cui l'anno proprio NON si può identificare (esempio una pagina web non datata), allora si aggiunga una voce tipo "Ultima visita: 12 giugno 2006" alla fine della citazione.
  • Autore: rarissimamente esistono testi senza autore. Solo in quei casi ci si può permettere di omettere gli autori. Cercarli. Al massimo può andare bene l'azienda (Es. Microsoft Corp.) che ha pubblicato il testo
  • Pubblicazione complessiva: Distinguiamo tra rivista, proceedings, libro, sito web:
    • Rivista: Nome della rivista in corsivo, num(volume), editore, data se presente, anno obbligatorio
    • Proceedings: Nome della conferenza, luogo, data esatta (es. "New York, 12-14 maggio 2003"), editore, anno (anche ripetuto).
    • Libro: (ed. nome editor) Titolo libro in corsivo, Editore, Anno
    • Sito Web: Organizzazione responsabile del sito, data precisa (se c'è, cercare almeno l'anno)
  • Pubblicazione indipendente: Editore, tipo di documenti se c'è (es. "W3C recommendation 12 March 2001"), anno.
  • Anno: Se non già presente in una data esplicita, ripeterlo.
  • URL: Il più precisa possibile (non soltanto http://www.ibm.com, ma esattamente l'URL da cui si è tratta la notizia o la citazione).

Formattazione della dissertazione

Stampa e rilegatura

È arrivato il grande momento: la tesi è finita, corretta, stampata, pronta per la rilegatura. Quante copie dovete far preparare?

La segreteria ne chiede due, stampate fronte-retro e rilegate in cartoncino leggero color crema, più due copie staccate del frontespizio. Considerate poi una copia ciascuno (tradizionalmente in cartone pesante e di maggior pregio) per voi, per il vostro relatore, per i correlatori e per il controrelatore (se previsti). A volte alcuni parenti gradiscono una copia anche loro (i genitori, se non separati, solitamente si tengono la vostra copia, la mia non l’ho più vista dal giorno della mia laurea, sta in uno scaffale alto a casa dei miei). Calcolate il numero esatto di copie prima di andare in tipografia, perché far ristampare e rilegare una copia in più della tesi dopo le altre costa molto di più che farlo insieme alle altre.

Mentre le copie per la segreteria vengono realizzate in tempo reale dalla tipografia, e quindi ci si può andare anche all’ultimo momento (ci vuole circa una mezz’oretta), le copie ben rilegate richiedono più tempo, anche 5-7 giorni. In realtà questo tempo è richiesto unicamente per la stampa e il taglio della copertina rigida, e non richiede che le pagine della tesi siano già definitive. Questo significa che è possibile prepararsi con un certo anticipo, prendendo accordi con la tipografia una settimana o più prima della consegna, lasciando loro il tempo di preparare i frontespizi e le copertine rigide con la dovuta calma, e poi facendo rilegare tutte le copie insieme (cosa che non richiede molto tempo).

L’alternativa è quella di presentarsi all’ultimo momento il giorno della consegna per rilegare separatamente le copie dellasegreteria da quelle in cartoncino, e, una settimana dopo, ritirare e consegnare a relatori, correlatori e controrelatori la loro copia. Ciò è possibile, lo fanno in molti, ma secondo me è scorretto verso il relatore, rischioso nei confronti del controrelatore, e richiede alcuni viaggi in più in tipografia. Se riuscite evitatelo.

Di che colore fare la tesi? Le copie della segreteria, come già detto, vanno in cartoncino leggero color crema. Le copie ben rilegate, invece, possono essere in qualunque colore. Gli approcci solitamente sono tre: chi vuole colpire gli amici e i parenti sceglie un colore squillante ed improbabile (giallo limone, rosso Ferrari, lilla, ecc.); chi vuole una cosa più sobria sceglie un colore tradizionale, e molti si rivolgono al nero, al bianco panna, al grigio scuro, o, spessissimo, al blu scuro. Infine (ed è la soluzione che io personalmente preferisco) alcuni scelgono il colore tradizionale della nostra facoltà, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, che è il verde. Esistono molti verdi disponibili, da quelli più chiassosi a quelli più tranquilli, e scegliere il verde è anche un modo per affermare con orgoglio che la facoltà in cui vi laureate è quella di Scienze, e non quella di Giurisprudenza (blu), Lettere (tutte le variazioni del bianco), Medicina (rosso), o Ingegneria (nero).


Per proseguire:

  1. TesiIntroduzione
  2. TesiComeChiederneUna
  3. TesiIlProgetto
  4. TesiLaDissertazione
  5. TesiLaDiscussione
  6. TesiConclusioni

-- FabioVitali - 02 Jun 2004
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